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Ruoli di genere e disuguaglianza di genere in Corea del Sud

I ruoli tradizionali e la disuguaglianza di genere. Questo è l’argomento di cui tratteremo nell’articolo di oggi. Per quanto la tematica sia piuttosto spinosa e complessa, abbiamo comunque deciso di dedicargli uno spazio. Cercando però di spiegarla da un punto di vista per lo più oggettivo e offrendovi un panorama per quanto possibile dettagliato e completo della situazione in Sud Corea.

Gender Inequality: un gap da colmare

Innanzitutto è bene specificare e spiegare ciò che si intende con disuguaglianza di genere. Viene definito infatti come quel fenomeno che vede una distribuzione non uguale di “opportunità” e differenze nel trattamento riservato agli uomini e alle donne. Ebbene questa disuguaglianza è fortemente presente nella società coreana, venendo spesso classificata come una delle più alte al mondo. Soprattutto per quanto riguarda la sfera economica e quella politica, dove rimane piuttosto frequente. Per quanto riguarda invece l’ambito sanitario ed educativo, diversi passi in avanti sono stati compiuti.

Gender Age Gap – Data from OECD

Storia – Rintracciarne Le Origini

Per rintracciare la origini di questo fenomeno dobbiamo fare diversi passi indietro e capire a fondo ciò che è radicato in questa società e che l’ha segnata nel profondo per diversi secoli. Un solido e antico sistema patriarcale. Quest’ultimo affonda le sue radici nel cosiddetto concetto, che andremo a spiegarvi a breve. La disuguaglianza è stata inoltre rafforzata nel corso del tempo da pratiche ed eventi storici, come la schiavitù sessuale militare o ancora lo scandalo legato alla figura di Park Geun-Hye.

L’Hojuje (호주제)

Hojuje. Questo termine deriva a sua volta da Hoju 호주, ovvero capofamiglia. Un capofamiglia la cui rappresentazione è sempre al maschile. Questo sistema, definito come patrilineare, è stato per molto tempo alla base della società coreana e parte fondante della storia di questa cultura. Attribuisce di fatto il diritto di successione alla parte paterna della famiglia. Inoltre è stato dominante in Corea del Sud fino a quando il governo non lo abolì nel 2005.

I ruoli di genere imposti e rafforzati dal sistema patriarcale garantivano al capofamiglia la superiorità e il controllo della medesima, spesso impiegando violenza fisica nel momento in cui sorgesse un qualsiasi tipo di conflitto. Nel 2008 sono state però approvate le cosiddette Leggi del Registro di Parentela, che decretano così la fine di questo sistema.

Questo non vuol dire che sia completamente scomparso dalla mentalità e dalla storia di questo paese; ne rimangono infatti delle tracce come per esempio in una delle manifestazioni popolari più semplici, ovvero i proverbi. Uno in particolare reciterebbe “Dried fish and women are better after they are beaten“.

Le Donne di Conforto e Le Famiglie Ombra

Facendo un passo indietro a quel periodo che viene definito coma storia moderna, non possiamo non trattare di quelle che venivano chiamate “Donna di Conforto”. Un capitolo estremamente buio e crudele della storia coreana e di quella giapponese; le due infatti si intrecciano proprio nel periodo dell’occupazione da parte dei nipponici della penisola coreana.

Durante la Seconda Guerra Mondiale milioni furono le giovani donne che vennero obbligate a prostituirsi. Secondo il Journal of Korean Studies degli autori Han e Chu “le istituzioni militari hanno giustificato e sono dipese dalla discriminazione sistematica delle donne attraverso la promozione di nozioni di genere quali femminilità e mascolinità, debolezza e forza, conquistati e conquistatori”.

Non furono solamente vittime di violenza, ma anche di una sistematica sessualizzazione. Secondo Yonson Ahn, autore del European Journal of Women’s Studies, “i soldati di ranghi inferiori hanno inflitto violenza sotto forma di abuso sessuale nei confronti delle donne di conforto nel tentativo di far fronte al rigido trattamento che ricevevano dai soldati di rango superiore e dalla guerra.”

Come forma di esercizio di potere e di mascolinità, esistevano anche le cosiddette ‘famiglie ombre’ ovvero donne di conforto, spesso incinte, che i soldati si portavano dietro e che non avevano altra scelta se non fare affidamento su di loro, alla ricerca di stabilità.

La Democratizzazione : prime legislazioni

Il panorama cupo che vi abbiamo precedentemente descritto ha di fatto posto le basi per una visione estremamente precisa della famiglia. Un quadro, ancora esistente, dove a detenere più potere decisionale è l’uomo, il capofamiglia e che perpetua continuamente la disuguaglianza tra i due ruoli.

Nonostante tutto però con la democratizzazione, la Corea ha visto un notevole aumento dei movimenti femministi all’interno del paese. Il governo stesso ha iniziato a prendere in considerazione e affrontare questioni relative all’uguaglianza di genere. In particolare verso la fine del XX secolo sono state diversi gli atti legislativi adottati in materia.

Per esempio, una legge sulla parità di impiego e sulla riconciliazione tra lavoro e famiglia nel 1989, quella sulla punizione della violenza sessuale e protezione delle vittime del 1993, un’altra a favore delle vittime di violenza domestica, con l’obbiettivo di proteggerle e prevenire il fenomeno. Nel 2005 fu inoltre istituito il Ministero dell’Uguaglianza di Genere e della Famiglia e il registro di famiglia patrilineo (di cui vi abbiamo precedentemente parlato) venne abolito.

Lo Scandalo di Park Geun-Hye

Tra gli avvenimenti che hanno minato la figura femminile e la sua rappresentazione all’interno della società coreana è proprio l’ex presidente Park Geun-Hye. Sebbene le donne avessero infatti ottenuto il diritto di voto e di candidarsi alle elezioni nel 1948, la scena politica era stata fortemente occupata dalla loro controparte maschile. Un aspetto che non fece che peggiorare a seguito dello scandalo intorno alla figura della prima presidente donna della Corea del Sud. Se infatti inizialmente venne considerata una vittoria per la parità di genere, a seguito del suo impeachment lasciò in molti la convinzione che le donne non fossero adatte a guidare un paese. Annullando così gli sforzi compiuti finora.

Disuguaglianza : un termine ombrello

L’ultimo aspetto che vogliamo sottolineare è come il termine disuguaglianza possa essere definito come un ‘umbrella term‘ ovvero un termine ombrello. Un termine che sotto il quale possiamo trovare infinte sfumature e realtà diverse. Ne abbiamo descritte solo alcune delle tipologie e delle forme che essa può prendere, ma al giorno d’oggi la vediamo riflessa in molti altri aspetti della società coreana (e in quella di tanti altri paesi).

Per esempio, a livello salariale e lavorativo, in cui nonostante i diversi passi in avanti compiuti, è ancora molta la strada da fare in materia. Il divario retributivo presente nel paese è stato definito ‘il peggiore tra tutte le società industrializzate’, classificando la Corea al livello più basso per l’ottavo anno consecutivo nell’indice glass-ceiling pubblicato dal The Economist nel 2020.

Uno spiraglio invece di speranza lo troviamo nell’ambito del congedo parentale dove, seppur lentamente, fondi pubblici per i congedi parentali, così come lo sviluppo di programmi per l’infanzia, stanno iniziando a prendere piede.

Infine anche per quanto riguarda il settore delle ‘opportunità’ la realtà riflette di fatto questo spaccamento, una sorta di fase intermedia, con aspetti negativi così come positivi. Da una parte viene promossa una maggiore partecipazione femminile nei settori STEM e le istituzioni del settore terziario vengono spinte ad assumere sempre più donne. Dall’altra però nonostante l’alta percentuale di donne in possesso di una laurea, il tasso di occupazione di quest’ultime rimane comunque il più basso tra gli stessi paesi OECD.


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3 commenti

  1. […] del Ministero per l’Uguaglianza di genere – che in un Paese come la Corea del Sud, in cui sussistono forti disuguaglianze di genere, rappresenta un estremo presidio per la tutela dei diritti femminili […]

  2. Marisa dice:

    Bellissimo articolo! Complimenti!

    1. Sara Vigo dice:

      Grazie mille !!!

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