
Aggiornato al 4 novembre 2026
Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2024, la Corea del Sud ha vissuto sei ore che hanno cambiato la sua storia recente. Un presidente eletto ha dichiarato la legge marziale in diretta televisiva, ha mandato i soldati in Parlamento e poi è stato costretto a ritirarla. Quasi due anni dopo, Yoon Suk-yeol è un ex presidente condannato in più processi, con una sentenza d’appello sull’accusa di insurrezione ormai vicina. Questo articolo ricostruisce cosa è successo quella notte, come si è arrivati alla destituzione e a che punto sono i procedimenti giudiziari.
Cos’è la legge marziale in Corea del Sud e perché spaventa tanto
La Costituzione sudcoreana prevede la legge marziale (bisang gyeeom, 비상계엄) per i casi di guerra, conflitto armato o emergenza nazionale equivalente. Il presidente può dichiararla, ma l’Assemblea nazionale (Gukhoe, 국회) può chiederne la revoca con il voto della maggioranza dei suoi membri. Questo meccanismo è decisivo per capire la notte del 3 dicembre.
Per molti coreani, poi, quelle due parole non sono un concetto giuridico astratto. Evocano la stagione dei regimi militari, con i divieti di riunione, i controlli sulla stampa e gli arresti arbitrari. L’ultima legge marziale risaliva al 1980, quando Chun Doo-hwan la estese a tutto il paese alla vigilia della repressione di Gwangju. Chi studia quell’epoca, per esempio attraverso la censura cinematografica durante la dittatura o l’arte del Minjung, sa quanto quella memoria sia ancora viva.
Lo scontro che precede il 3 dicembre 2024
Yoon governava con un Parlamento dominato dall’opposizione. Nei mesi precedenti il conflitto si era inasprito attorno al bilancio dello Stato e all’impeachment di alcuni membri del governo. Nel discorso alla nazione, il presidente accusò l’opposizione di voler bloccare il bilancio e mettere sotto impeachment membri del governo per rovesciare la democrazia liberale. Dichiarò di agire per eliminare le forze antistatali filonordcoreane. Nessuna prova di un’infiltrazione nordcoreana è stata poi presentata a sostegno di questa tesi.
La notte del 3 dicembre, ora per ora
Alle 22:27 Yoon annunciò la legge marziale d’emergenza. Il comando militare vietò ogni attività politica, comprese le riunioni dell’Assemblea. Reparti dell’esercito raggiunsero il Parlamento, mentre elicotteri sorvolavano l’edificio. koreajoongangdaily
La reazione fu rapida. Migliaia di cittadini si radunarono davanti al palazzo. I parlamentari, compresi molti del partito del presidente, cercarono di entrare, in alcuni casi scavalcando le recinzioni. Gli assistenti parlamentari improvvisarono barricate nei corridoi per rallentare i soldati.
Alle 1:02 del 4 dicembre l’Assemblea votò. Tutti i 190 parlamentari presenti approvarono la revoca, su un totale di 300 membri. Il presidente era obbligato a rispettare il voto. Yoon ritirò il decreto dopo un Consiglio dei ministri, intorno alle 4:30. In totale, l’emergenza durò circa sei ore.
Il dato più importante è forse questo: a fermare la legge marziale non fu un’azione armata. Fu un voto, reso possibile da cittadini e parlamentari che raggiunsero l’aula.
Dall’impeachment alla destituzione
Le conseguenze politiche furono rapide. Yoon fu messo sotto impeachment il 14 dicembre 2024. Il 15 gennaio 2025 fu arrestato, il primo presidente in carica a finire in detenzione nella storia del paese. Il 4 aprile 2025 la Corte costituzionale confermò all’unanimità l’impeachment, ponendo fine al suo mandato. Alle elezioni anticipate, il candidato liberale Lee Jae-myung conquistò la presidenza.
Le indagini rivelarono anche che Yoon avrebbe incontrato circa dieci volte l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun dal marzo 2024 per discutere della legge marziale. Il progetto, in altre parole, era stato preparato a lungo.
Il processo a Yoon: i procedimenti e le sentenze
Yoon deve rispondere in otto processi separati. I principali sono tre.
L’ostruzione all’arresto. Il primo verdetto è arrivato a gennaio 2026, con cinque anni di carcere. In appello la pena è salita a sette anni e la Cassazione l’ha confermata il 9 luglio, rendendola la prima condanna definitiva dell’ex presidente. koreabridge
L’insurrezione. È il processo più pesante. In primo grado i procuratori hanno chiesto la pena di morte. Il 19 febbraio 2026 il tribunale lo ha invece condannato all’ergastolo per aver guidato un’insurrezione. La giudice Ji Gwi-yeon ha stabilito che Yoon aveva agito per sovvertire l’ordine costituzionale, mandando i militari in Assemblea per paralizzarne le funzioni. Tra gli elementi considerati a suo favore, il tentativo di limitare l’uso della forza. Ha pesato contro di lui l’assenza di segni di pentimento. Il tribunale ha anche condannato i coimputati: 30 anni a Kim Yong-hyun, 18 a Noh Sang-won, 12 a Cho Ji-ho, 10 a Kim Bong-sik e 3 a Mok Hyun-tae. former south korean president yoon suk yeol sentenced life prison martial law disaster
I droni su Pyongyang. Il 12 giugno 2026 un altro tribunale ha condannato Yoon a 30 anni di carcere per aver favorito il nemico e abusato del potere, accusa legata ai voli di droni sulla capitale nordcoreana, che secondo l’accusa servivano a creare le condizioni per giustificare la legge marziale. Yoon è l’unico ex presidente condannato sia per insurrezione sia per aiuto al nemico. South Korea court jails ex-President Yoon for 30 years over drone case
Anche altri protagonisti sono stati condannati. L’ex premier Han Duck-soo ha visto la pena scendere da 23 a 15 anni in appello. L’ex ministro dell’Interno Lee Sang-min è passato da sette a nove anni. La moglie dell’ex presidente, Kim Keon-hee, è stata condannata in appello a quattro anni, ma per reati diversi dalla legge marziale. aathestandard
A che punto siamo oggi
Il procedimento chiave è l’appello sull’insurrezione davanti all’Alta Corte di Seul. Il 29 ottobre la procura speciale ha chiesto di nuovo la pena di morte, davanti alla sezione penale 12-1. All’inizio di novembre il collegio ascolterà la dichiarazione finale di Yoon e fisserà la data della sentenza, che potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Dopo l’appello resterà solo il ricorso alla Corte Suprema. south korea lifts president s martial law decree after lawmakers reject military rule
Anche il caso dei droni è in appello: la procura ha chiesto nuovamente 30 anni. centralmaine
Resta aperta la questione della pena capitale. La Corea del Sud non esegue condanne a morte dal 1997. Anche se i giudici dovessero accogliere la richiesta, nella pratica la pena si tradurrebbe con ogni probabilità in una detenzione a vita, ma sul piano simbolico la differenza sarebbe enorme. newarab
Le due letture del caso
Yoon ha sempre respinto l’accusa di insurrezione. La sua linea difensiva sostiene che la legge marziale fosse un atto di governo legittimo, pensato come un monito all’opposizione e non come un tentativo di abbattere le istituzioni. Il tribunale di primo grado non ha accolto questa tesi.
Sul fronte opposto, il Partito Democratico ha definito l’ergastolo una sentenza insufficiente, chiedendo una pena più severa. Fra i due estremi, molti coreani guardano ai processi come a una prova di tenuta delle istituzioni più che come a una resa dei conti politica. Per questo la motivazione della sentenza d’appello sarà letta con attenzione.
Perché la vicenda conta, oltre la cronaca
Il caso racconta qualcosa di più profondo della cronaca giudiziaria. La reazione di quella notte ha mostrato una società che ricorda la dittatura e sa difendere la democrazia conquistata nel 1987. Parlamentari, assistenti e cittadini comuni hanno agito perché la memoria delle repressioni passate era ancora vivida. È la stessa tradizione di resistenza popolare che attraversa la storia coreana, dalla rivolta dei Donghak fino alle piazze del Minjung.
C’è poi un precedente importante. Nel 1996 un tribunale condannò a morte l’ex dittatore Chun Doo-hwan per il colpo di Stato del 1979 e la repressione di Gwangju, pena poi commutata in ergastolo e infine graziata. Giudicare un ex capo di Stato non è quindi una novità assoluta per la Corea del Sud, ma lo è farlo con un processo che chiama in causa un presidente eletto democraticamente.
Infine, il caso interroga il rapporto tra potere politico, giustizia ed economia, un legame che il paese conosce bene anche attraverso le dispute di successione nei chaebol. Capire la Corea di oggi significa guardare anche a queste crepe, non solo alle luci del soft power.
Domande frequenti
Quanto è durata la legge marziale in Corea del Sud? Circa sei ore, dalle 22:27 del 3 dicembre 2024 alle 4:30 del 4 dicembre.
Come è stata fermata? Con il voto dell’Assemblea nazionale. 190 parlamentari hanno approvato la revoca e il presidente ha dovuto ritirare il decreto.
Che pena ha ricevuto Yoon Suk-yeol per l’insurrezione? L’ergastolo, in primo grado, il 19 febbraio 2026. Il processo d’appello è in corso e la procura chiede la pena di morte.
Yoon è già stato condannato in via definitiva? Sì, ma solo per il caso dell’ostruzione all’arresto, confermato dalla Cassazione. Le sentenze sull’insurrezione e sui droni non sono ancora definitive.
Quando arriverà la sentenza d’appello sull’insurrezione? Non è ancora fissata. Dopo la dichiarazione finale di Yoon, l’Alta Corte di Seul indicherà la data, probabilmente entro la fine del 2026.
Questo articolo viene aggiornato dopo ogni sentenza rilevante. Torna su Blooming Korea per seguire l’appello e per leggere le storie della Corea che vanno oltre l’ovvio.
