Image generate by ai

Il 17 maggio 2016, nel quartiere di Seocho a Seoul, una donna di 34 anni viene uccisa a coltellate da un uomo che non aveva mai incontrato prima. L’assassino dichiara agli inquirenti di aver agito perché le donne lo avevano sempre ignorato. L’omicidio della stazione di Gangnam diventa in poche settimane un caso nazionale e un punto di svolta per il femminismo coreano contemporaneo. Da quel trauma collettivo nasce, o meglio si consolida, uno dei movimenti sociali più radicali e controversi del ventunesimo secolo: il 4B.

Cosa significa 4B

Il nome nasce da quattro parole coreane che iniziano tutte con il prefisso negativo “bi”. Bihon indica il rifiuto del matrimonio eterosessuale. Bichulsan significa rifiuto della maternità e della procreazione. Biyeonae si riferisce al rifiuto di intrattenere relazioni sentimentali con gli uomini. Bisekseu, infine, indica il rifiuto dei rapporti sessuali con gli uomini. Insieme, questi quattro principi formano un programma di separatismo di genere che va ben oltre le rivendicazioni del femminismo liberale tradizionale.

Chi aderisce al 4B non si limita a rimandare il matrimonio o a scegliere consapevolmente di non avere figli. Sceglie di eliminare strutturalmente gli uomini dalla propria sfera affettiva, sessuale e riproduttiva, trasformando una decisione privata in un atto pubblico di rottura con il sistema patriarcale.

Le origini di un fenomeno più ampio

Il movimento affonda le radici in un decennio di fermento femminista sudcoreano. Già nel 2018 esplode il fenomeno Escape the Corset, una protesta contro gli standard estetici imposti alle donne che porta migliaia di ragazze a tagliarsi i capelli corti e a smettere di truccarsi, pubblicando sui social le immagini dei trucchi distrutti. Nello stesso periodo circola online la piattaforma misogina Ilbe Storehouse, diventata simbolo di un odio digitale diffuso e organizzato contro le donne. Il movimento MeToo coreano, esploso nel 2018, porta alla luce anni di molestie e discriminazioni sul lavoro rimaste sommerse.

In questo clima il 4B smette di essere un’etichetta di nicchia diffusa in pochi forum online e diventa un vero fenomeno culturale, capace di intercettare la frustrazione di una generazione di donne istruite, economicamente indipendenti ma ancora schiacciate da aspettative familiari tradizionali.

Una società a due velocità

La contraddizione che alimenta il 4B è tutta nei numeri. La Corea del Sud vanta uno dei tassi di istruzione femminile più alti al mondo e un forte tasso di occupazione tra le donne, ma resta il paese OCSE con il divario salariale di genere più ampio. Le donne coreane dedicano in media 54 minuti al giorno alla cura non retribuita di figli e anziani, contro i soli 17 minuti degli uomini. Una donna su cinque siede in parlamento, ma il paese si colloca al 101esimo posto su 148 nel Global Gender Gap Report del 2025.

Molte giovani coreane arrivano quindi a una conclusione condivisa: il matrimonio non rappresenta più una realizzazione personale, ma il rischio concreto di perdere l’autonomia faticosamente conquistata con lo studio e il lavoro.

Il 4B e il crollo demografico

Il legame tra il movimento e la crisi della natalità coreana è al centro del dibattito pubblico. Nel 2024 il tasso di fertilità totale del paese è sceso a 0,75 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione di 2,1 e il più basso registrato in qualunque nazione al mondo. Il governo ha dichiarato ufficialmente la situazione un’emergenza nazionale, avvertendo che senza interventi drastici la popolazione potrebbe ridursi fino al 70 per cento entro la fine del secolo.

Una parte del dibattito politico ha scelto di individuare nel femminismo, e nel 4B in particolare, la causa principale del crollo delle nascite. L’ex presidente Yoon Suk-yeol ha costruito parte della propria campagna elettorale del 2022 su questa narrazione, sostenendo che la discriminazione strutturale contro le donne non esistesse più e arrivando a proporre l’abolizione del Ministero per l’Uguaglianza di Genere. Il voto per Yoon ha mostrato una spaccatura generazionale evidente: il 59 per cento degli uomini tra i 18 e i 29 anni lo ha sostenuto, contro appena il 34 per cento delle donne della stessa fascia d’età. Alle elezioni presidenziali del 2025 il divario si è confermato, con i candidati conservatori che hanno raccolto il 74 per cento dei consensi tra gli uomini sotto i trent’anni e appena il 36 per cento tra le donne coetanee.

Ridurre però il crollo della natalità alla sola influenza del 4B significa semplificare un fenomeno molto più complesso, che coinvolge il costo della casa, la pressione competitiva del sistema scolastico, l’instabilità lavorativa e orari di lavoro tra i più lunghi al mondo. Per molte giovani coreane, e in parte anche per i giovani uomini, il futuro appare semplicemente troppo costoso e incerto per progettare una famiglia.

Le critiche interne al movimento

Il 4B non è privo di tensioni al proprio interno. La sua rappresentanza è quasi esclusivamente riservata alle donne cisgender e diverse componenti del movimento hanno assunto posizioni apertamente TERF, radicalmente escludenti nei confronti delle donne transgender. In coreano questa impostazione critica il cosiddetto femminismo misto, definito con il termine dispregiativo 쓰까페미, ritenuto una diluizione dei principi originari del movimento. Questa scelta ha attirato critiche dal femminismo intersezionale e transfemminista, sia in Corea che a livello internazionale, che chiede da tempo un allargamento della rappresentanza ad altre soggettività.

Dalla Corea al resto del mondo

Negli ultimi anni il 4B ha superato i confini nazionali. Dopo il ribaltamento di diritti riproduttivi negli Stati Uniti, alcune giovani americane hanno iniziato a rivendicare apertamente i principi del movimento coreano, trasformandolo in un simbolo di protesta transnazionale contro l’arretramento dei diritti delle donne. Il fenomeno ha riacceso il dibattito globale sul rapporto tra autonomia femminile, natalità e politiche pubbliche, dimostrando come un movimento nato in risposta a un contesto molto specifico, quello sudcoreano, possa diventare un linguaggio condiviso per esprimere una frustrazione più ampia.

Un sintomo, non solo una causa

Il movimento 4B racconta molto più della semplice rabbia verso gli uomini. Racconta la fatica di una generazione intera, in un paese dove il costo della vita, la competizione scolastica e la precarietà lavorativa rendono il futuro incerto per uomini e donne allo stesso modo. Comprendere il 4B significa quindi guardare oltre lo slogan e osservare le trasformazioni profonde di una società che si interroga, con toni spesso duri, su cosa significhi oggi costruire una famiglia in Corea del Sud.