the east palace

Da metà luglio 2026 Netflix propone “The East Palace” (동궁), la nuova serie horror storica firmata da Choi Jung-kyu con Nam Joo-hyuk, Roh Yoon-seo e Cho Seung-woo. La trama segue Gu-cheon, un cacciatore di spiriti capace di trasformarsi lui stesso in fantasma, e Saeng-gang, una dama di corte che sente le voci dei morti. Il re li incarica di indagare su una serie di morti sospette nel palazzo del principe ereditario. Dietro l’intreccio soprannaturale si nasconde però un intero strato di storia e folklore coreano autentico, che vale la pena conoscere per apprezzare la serie fino in fondo.

Cos’è davvero il Donggung nella storia coreana

Il titolo originale della serie, Donggung, non è un’invenzione. Nella Corea Joseon indicava la residenza ufficiale del principe ereditario, l’erede al trono. Il termine si collocava fisicamente a est del palazzo principale, la sede del potere regio dove il sovrano governava, riceveva gli ambasciatori e celebrava le cerimonie di incoronazione. La posizione non era casuale. L’oriente, direzione del sole nascente, simboleggiava il futuro sovrano destinato a guidare il regno verso una nuova era.

Il Donggung aveva anche un soprannome poetico, Chungung, ovvero Palazzo di Primavera. L’immagine richiamava la stagione della rinascita e associava il giovane erede a un ciclo di vita che deve ancora sbocciare. Nel tempo il nome del palazzo è diventato quasi sinonimo del principe stesso. Negli Annali della dinastia Joseon i funzionari usavano spesso questa forma indiretta per riferirsi a lui, un po’ come accadeva con i sovrani defunti, chiamati con il nome del loro mausoleo invece che con il nome personale.

La serie Netflix trasforma questo luogo carico di significato dinastico in un epicentro di terrore, dove una catena di morti misteriose minaccia la linea di successione reale.

Il vero incidente di fantasmi nel Donggung storico

Non tutto ciò che racconta “The East Palace” è pura invenzione. Gli Annali Joseon, i registri ufficiali della corte, documentano episodi reali di presunte infestazioni nei palazzi reali. Il caso più noto risale al regno di re Gwanghaegun, tra il 1608 e il 1623. Convinta che qualcosa di sinistro infestasse i terreni del palazzo, la corte ordinò di sparare un colpo di cannone proprio contro il Donggung.

La decisione seguiva la cosmologia yin e yang dell’epoca. Gli spiriti venivano associati all’energia yin, negativa e oscura, e si credeva che un forte scoppio potesse disperderla. L’episodio mostra quanto le paure soprannaturali fossero prese sul serio anche ai massimi livelli del potere, e la serie sfrutta proprio questa tensione storica tra crisi politica e presenza del principe ereditario, una figura che in periodi di instabilità diventava facilmente una minaccia percepita per il trono.

La gerarchia degli spiriti coreani nella serie

“The East Palace” costruisce il suo mondo soprannaturale attingendo a una tassonomia di spiriti radicata nel folklore coreano, distinguendo con precisione tra diverse categorie di entità.

I gwisin sono il termine generico per fantasma nella tradizione coreana. Indicano le anime di esseri umani morti che non hanno trovato pace, spesso perché portano con sé un rancore o un dolore irrisolto.

I wongwi rappresentano una sottocategoria specifica, gli spiriti di chi è morto in modo ingiusto o violento. Nella logica del folklore, un wongwi svanisce solo quando il torto che lo lega al mondo dei vivi viene risolto o vendicato.

I gwimae seguono una logica completamente diversa. Non sono mai stati esseri umani. Il termine esiste realmente nel lessico coreano di origine sino-coreana, anche se raramente usato nel linguaggio quotidiano, e la serie lo reinterpreta come entità nate quando energia negativa si accumula in un luogo per lungo tempo. Un palazzo segnato da secoli di intrighi, tradimenti e ambizioni è terreno perfetto per la loro comparsa. Senza un’anima vera, un gwimae non prova rancore e non può essere placato con un rito di riconciliazione.

Gli akgwi completano il quadro. Sono spiriti corrotti dall’atto stesso dell’uccidere, e diventano sempre più malvagi ogni volta che tolgono una vita. È proprio questo il destino che Gu-cheon teme per se stesso, vista la sua natura ibrida tra umano e spirito.

Il folklore coreano conosce anche il changgwi, lo spirito di una persona uccisa da una tigre, che la serie non mostra ma che nella tradizione popolare Joseon incuteva più paura persino dei wongwi. Un changgwi si lega alla tigre che lo ha ucciso e attira altre vittime verso la stessa sorte, senza alcun rancore da risolvere. È semplicemente una forma di crudeltà pura.

Il rancore che non trova pace: il concetto di han

Il filo conduttore che lega molti di questi spiriti è il han, il sentimento di rimpianto e dolore accumulato che nella cultura coreana può restare sospeso per generazioni. Nel nostro approfondimento dedicato al han-puri abbiamo raccontato come questo concetto attraversi profondamente la spiritualità coreana e i rituali sciamanici pensati per scioglierlo. “The East Palace” applica la stessa logica ai suoi wongwi, spiriti che restano ancorati al mondo dei vivi finché il torto subito non viene riconosciuto o vendicato.

I fantasmi da nubile e da scapolo e i matrimoni tra spiriti

Tra le figure più celebri del folklore coreano ci sono la cheonyeo gwishin, il fantasma della donna morta nubile, e il chonggak gwishin, il suo corrispettivo maschile. Nella Corea tradizionale, dove il ruolo sociale di una donna era legato al matrimonio e alla famiglia, morire senza essersi sposata veniva considerato motivo di un han particolarmente profondo e difficile da placare.

Da questa credenza nacque un’usanza tanto curiosa quanto toccante, quella dei matrimoni spirituali. Le famiglie organizzavano cerimonie simboliche per unire in matrimonio un fantasma scapolo e un fantasma nubile, nella speranza di risolvere insieme il rancore di entrambi e permettere loro di trovare finalmente pace.

La moda reale Joseon: il colore del potere

Oltre al lato soprannaturale, “The East Palace” ricostruisce con cura le gerarchie visive della corte Joseon attraverso l’abbigliamento. Nelle funzioni amministrative quotidiane il re indossava una veste rossa decorata con il drago, colore che simboleggiava l’autorità suprema. Il principe ereditario portava invece una variante indaco, più scura e sobria, a marcare la distanza gerarchica rispetto al sovrano.

Questa distinzione cromatica non è sempre esistita. In origine sia il re sia il principe indossavano entrambi il rosso. Fu re Seonjo, verso la fine del periodo Joseon, a introdurre la nuova regola per stabilire una gerarchia visiva più netta nei confronti del principe ereditario Gwanghaegun. La differenza si estendeva anche ai draghi ricamati sulle vesti, altro dettaglio che segnalava immediatamente chi deteneva il potere assoluto e chi ne era ancora solo l’erede designato.

Il Donggung reale di Gyeongju e il laghetto di Wolji

Il nome della serie evoca anche un luogo storico realmente esistito, il palazzo Donggung di Gyeongju, costruito durante il regno di Silla nel 674, insieme al celebre laghetto artificiale di Wolji. Il complesso ospitava il principe ereditario del regno e veniva usato per banchetti in occasioni importanti, comprese le visite di sovrani stranieri.

Il sito cadde in rovina dopo la fine di Silla, tanto che poeti delle epoche successive lo descrissero come un luogo ormai abbandonato, frequentato solo da uccelli acquatici. Da qui nacque il nome popolare Anapji, che significa letteralmente laghetto delle oche e delle anatre, sostituito in tempi più recenti dal nome originale Wolji dopo il ritrovamento di reperti archeologici che ne confermavano la denominazione storica.

La produzione della serie non ha mai confermato ufficialmente se questo sito abbia ispirato direttamente l’ambientazione. Resta però un’affascinante coincidenza che lega il nome della serie a un luogo reale carico di storia, e che dimostra come “The East Palace” costruisca il suo mondo fantastico intrecciando pezzi autentici del passato coreano con l’invenzione narrativa.