Chuseok

Tra pochi giorni un intero paese si mette in viaggio. Da giovedì 24 a sabato 26 settembre 2026 la Corea del Sud celebra il Chuseok (추석), la festa del raccolto. Il giorno centrale è venerdì 25 settembre. Le autostrade si intasano, i treni finiscono i biglietti e Seoul diventa quasi silenziosa.

Molti lo chiamano “il Ringraziamento coreano”. È un paragone comodo, ma incompleto. Il Chuseok segue il calendario lunare, onora gli antenati e riunisce la famiglia allargata sotto la luna piena. In questa guida scopri cosa si celebra, come nasce, cosa si mangia e perché oggi la festa sta cambiando.

Cos’è il Chuseok e perché non è il Giorno del ringraziamento coreano

Il Chuseok cade il quindicesimo giorno dell’ottavo mese lunare. Per questo la data si sposta ogni anno. Nel 2027 sarà a metà settembre, nel 2028 all’inizio di ottobre.

Il nome significa letteralmente “sera d’autunno”. Spesso lo si traduce anche con “vigilia d’autunno”. Esiste poi un nome più antico, Hangawi (한가위), che vuol dire “il grande mezzo dell’autunno”. Indica il punto più pieno della stagione, quando i campi sono carichi e il raccolto è vicino.

Attenzione a una confusione frequente. Il Capodanno coreano si chiama Seollal ed è un’altra festa. Insieme, Seollal e Chuseok sono le due grandi feste tradizionali del paese. Il Seollal apre l’anno, mentre il Chuseok lo ringrazia. La vacanza nazionale dura tre giorni, quello centrale più il giorno prima e il giorno dopo.

Non è solo una questione coreana. Il Chuseok ha parenti in tutta l’Asia orientale: il Zhongqiu cinese, che nel 2026 cade lo stesso 25 settembre, il Tsukimi giapponese e il Tet Trung Thu vietnamita. Tutti ruotano attorno alla luna piena d’autunno.

Le origini: dal gabae alla festa di oggi

Le origini del Chuseok si perdono nella storia antica. La versione più diffusa parte dal regno di Silla. Secondo il Samguk sagi, la cronaca dei Tre Regni, il re Yuri fece organizzare una gara di tessitura tra due squadre di donne. La gara durava un mese. Alla fine la squadra perdente offriva ai vincitori cibo, bevande e dolci. Questa usanza si chiamava gabae (가배).

Gli studiosi parlano di leggenda e di ipotesi, perché le fonti sono poche. Alcuni vedono nel gabae anche le tracce di antichi riti sciamanici, dedicati alla luna del raccolto. In quelle cerimonie si offrivano cibo e vino agli spiriti e agli antenati.

Il Chuseok assume la forma attuale con la dinastia Joseon. Sotto l’influenza del confucianesimo, i riti per gli antenati diventano il cuore della festa. La pietà filiale, cioè il rispetto dovuto a genitori e avi, entra nel calendario come un dovere condiviso.

Il grande ritorno a casa

Oggi, per la maggior parte dei coreani, il Chuseok significa soprattutto una cosa: tornare a casa. Il termine è gwiseong (귀성), il viaggio verso il paese natale. Il luogo d’origine si chiama gohyang (고향). Per tre giorni milioni di persone lasciano Seoul e le altre metropoli e raggiungono genitori, nonni e zii.

La corsa comincia settimane prima. I biglietti dei treni KTX si prenotano all’apertura delle vendite e spesso finiscono in pochi minuti. Chi parte in auto accetta ore di coda. Una tratta di tre ore può diventarne sei, eppure quasi nessuno rinuncia.

Il motivo è semplice: la festa riunisce la famiglia allargata. Nonni, zii, cugini e nipoti si ritrovano nella stessa casa, spesso nei luoghi dove sono cresciuti. È qui che si ritrova il jeong (정), quel legame affettivo profondo che tiene unite le persone, di cui parliamo nel nostro articolo sul jeong. Molte famiglie ne approfittano anche per ricostruire le proprie radici, un tema che affrontiamo parlando del jokbo, il registro genealogico coreano.

Charye: il rito per gli antenati

Al centro della mattina di festa c’è il charye (차례). È una tavola cerimoniale allestita per gli antenati. Sopra si dispongono riso nuovo, frutta di stagione, carne, pesce, verdure e i dolci tipici. La famiglia si dispone in ordine, si inchina e ringrazia gli avi per il raccolto ricevuto.

Il charye è un rito diverso dal jesa. Il charye si celebra di giorno, in occasione delle feste, e ha una forma più semplice. Il jesa ricorda invece la morte di un antenato, si tiene di solito la sera prima dell’anniversario ed è più solenne. Se vuoi capire meglio questa differenza, ne parliamo nel nostro articolo dedicato.

Dopo il rito, molte famiglie visitano le tombe degli antenati. Questa usanza si chiama seongmyo (성묘). Prima della festa si compie anche il beolcho (벌초), cioè si taglia l’erba intorno alle sepolture, per presentarle in ordine.

Il rito però cambia in fretta. Secondo il Korea Rural Economic Institute, nel 2026 solo il 27,3% delle famiglie prevede di celebrare il charye. Nel 2016 erano il 74,4%. Altre rilevazioni danno percentuali diverse, ma la direzione è la stessa: ogni anno meno tavole cerimoniali e più famiglie che semplificano.

Songpyeon: i dolcetti della fortuna

Sul tavolo del Chuseok non può mancare il songpyeon (송편). Sono dolcetti di farina di riso a forma di mezzaluna, ripieni di sesamo, castagne o pasta di fagioli dolci. Si cuociono al vapore su un letto di aghi di pino. Da qui il nome: song significa “pino”. Gli aghi lasciano sul dolce un profumo di bosco che dura a lungo.

Una vecchia credenza gli attribuisce un potere speciale. Chi li modella belli avrà un buon marito. Una donna incinta che ne prepara di perfetti avrà una figlia bellissima. Per questo si fanno in famiglia, tutti insieme, seduti attorno alla stessa tavola. Nonne, madri e bambini impastano, riempiono e chiudono a mano.

La forma ha anche una storia. Secondo la leggenda, sul dorso di una tartaruga comparve una frase misteriosa: “Baekje è luna piena, Silla è mezzaluna”. Il regno di Baekje cadde e Silla prevalse. Da allora la mezzaluna simboleggia un futuro luminoso, e i coreani la mangiano sotto la luna piena per augurarselo.

L’hanbok per l’occasione

Durante il Chuseok molte famiglie indossano l’hanbok (한복), l’abito tradizionale coreano. Lo si porta per le foto di famiglia e per i riti del mattino. Per molti giovani è l’unica occasione dell’anno in cui lo indossano davvero.

I colori vivaci dell’hanbok danno alla festa un aspetto solenne e gioioso insieme. Anche i turisti lo notano: in questi giorni i palazzi reali di Seoul offrono spesso ingresso gratuito a chi lo indossa.

Giochi sotto la luna piena

Il Chuseok non è solo rito e tavola. Da sempre ha anche una parte di gioco, che si svolge di sera sotto la luna piena. Tre attività restano le più famose.

Il ganggangsullae (강강술래) è una danza in cerchio. Le donne si tengono per mano, cantano e girano tutta la notte. Fra un canto e l’altro mimano scene di vita rurale, come prendere un topo o legare le aringhe. L’UNESCO l’ha inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2009. Un tempo era una rara occasione di libertà per le giovani di campagna, che potevano uscire di notte e cantare ad alta voce.

Il ssireum (씨름) è la lotta tradizionale coreana. Due avversari si afferrano per una cintura di stoffa attorno a vita e cosce e cercano di far cadere l’altro. Di solito si combatte sulla sabbia. L’UNESCO ha riconosciuto il ssireum come patrimonio nel 2018.

Il neolttwigi (널뛰기) è un salto su un’altalena a bilico. Due persone stanno in piedi alle estremità di una lunga asse e si lanciano a turno in aria. Tradizionalmente lo giocavano le donne durante le feste.

Sono giochi antichi, ma non sono rimasti nei musei. Oggi si organizzano festival, dimostrazioni nei villaggi e lezioni nelle scuole elementari, dove il ganggangsullae fa parte del programma di musica.

Il lato di cui non si parla: myeongjeol jeunghugun (명절 증후군)

Non per tutti il Chuseok è una festa leggera. Per molte donne, e in particolare per molte nuore, significa giorni di cucina senza sosta. Spesa, preparazione, fritture, pulizie e riordino ricadono per tradizione su di loro.

Esiste persino un’espressione per descrivere questo stress: myeongjeol jeunghugun (명절 증후군), la “sindrome delle feste”. Indica la stanchezza fisica ed emotiva legata alla preparazione e ai tanti incontri familiari. Un sondaggio su 1.017 lavoratori, citato dalla stampa coreana nel 2022, indicava che l’82% degli intervistati l’aveva provata. Nel 2019 l’ente sanitario coreano segnalava che in dieci anni le visite per sindrome del tunnel carpale dopo le feste erano aumentate dell’80%. Le donne sulla cinquantina erano circa un terzo dei pazienti.

Il tema è oggi al centro del dibattito pubblico. Si discute di come dividere il lavoro domestico in modo più equo, di quanto sia giusto chiedere a una sola persona di preparare per decine di ospiti, e di quali obblighi meritino di restare. Alcune famiglie riducono i piatti, altre comprano cibo già pronto, altre ancora mangiano fuori. È una piccola rivoluzione domestica, e passa per la tavola.

Perché la luna piena conta

La luna di questa notte, secondo la tradizione, è la più piena e luminosa dell’anno. È una credenza popolare, non un dato astronomico. Ma per generazioni di coreani ha avuto un significato molto concreto: era il segnale che il raccolto era arrivato e che si poteva ringraziare.

La luna piena simboleggia l’abbondanza. Secondo la tradizione, chi la guarda esprimendo un desiderio lo vedrà realizzarsi. Per questo la sera del Chuseok famiglie intere escono nei cortili, sui balconi e nei parchi per alzare gli occhi al cielo. È un gesto piccolo e condiviso, che tiene insieme tutta la festa.

Il Chuseok sta cambiando

Il Chuseok di oggi non è più quello dei nonni. Un’inchiesta del Seoul Economic Daily racconta una festa che si sta trasformando. Nelle famiglie unipersonali, che nel 2024 erano circa l’8 milioni, cioè il 36,1% del totale, molte persone usano le vacanze per riposare. Più del 50% dichiara di voler restare a casa a rilassarsi.

Anche il modo di stare insieme cambia. Chi torna a casa spesso si ferma un giorno solo, invece di restare per tutta la vacanza. Gli hotel di lusso registrano oltre il 90% di occupazione, perché cresce la “vacanza in hotel” con la propria famiglia. Aumentano anche i viaggi all’estero. Gli auguri viaggiano via KakaoTalk invece che per telefono, e i regali sono sempre più spesso denaro o buoni, al posto dei pacchi di frutta, carne o olio.

Secondo un sondaggio di Hankook Research, per il 45% dei coreani il Chuseok significa soprattutto “armonia con la famiglia e i parenti”. Per il 43% è “tempo per riposare e ricaricarsi”. Per il 37% è “una festa come le altre”. Le risposte sommano più opzioni, ma dicono una cosa chiara: il senso della festa resta, mentre cambiano i gesti.

Domande frequenti sul Chuseok

Quando è il Chuseok nel 2026?
Il giorno centrale è venerdì 25 settembre 2026. La vacanza ufficiale va da giovedì 24 a sabato 26 settembre. Con la domenica 27, molti coreani hanno un weekend lungo di quattro giorni.

Che differenza c’è tra Chuseok e Seollal?
Il Seollal è il Capodanno lunare e cade tra gennaio e febbraio. Il Chuseok è la festa del raccolto e cade in autunno. Sono le due feste tradizionali più importanti della Corea.

Cosa si mangia a Chuseok?
Il piatto simbolo è il songpyeon. Sulla tavola compaiono anche il jeon, le frittelle coreane, il japchae, le verdure condite, il galbijjim e la frutta fresca di stagione, come mele e pere.

Come si augura buon Chuseok?
La frase più comune è 추석 잘 보내세요, cioè “trascorri bene il Chuseok”.

In sintesi

Il Chuseok parla di raccolto, ma anche di appartenenza. Ricorda che una società, per quanto moderna, ha bisogno di fermarsi e di ritrovarsi. Tra treni pieni, tavole imbandite e hanbok, resta una domanda aperta: cosa si vuole tenere di una tradizione quando cambiano le vite di chi la vive? La risposta, in Corea, si sta scrivendo proprio adesso, giorno dopo giorno, sotto la luna piena di settembre.